
Presso la biblioteca Luigi Motta di Bussolengo noi di Leggere Ribelle abbiamo incontrato Manuela Salvi. L’evento si è svolto con la collaborazione del gruppo di lettura Teen della biblioteca Civica di Verona.


Grazie alla Biblioteca, al Comune e all’educatrice Martina Fattori che ha permesso la realizzazione di questo evento.

Inizia Elisa che dirige l’intera intervista: Nei tuoi libri, come in questo evento, del resto, si parla molto di corpi. Corpi belli, corpi
brutti, corpi piccoli, corpi grandi… e i tuoi corpi vanno un po’ in contrasto con il modo
“tradizionale” di vedere e trattare un corpo. Da una parte troviamo Lucas e Maya di Kiss
Me, che condividono un amore grande ma non condividono un corpo: loro, infatti, decidono
di non fare l’amore e di vivere la loro relazione senza il loro corpo. Dall’altra troviamo
invece Cris e Aleksandra di Party girl, che usano il loro corpo per guadagnare: mentre Cris
lo fa consensualmente però, per Aleksandra non è la stessa cosa. Può esistere quindi un
amore senza corpo? Può esistere un corpo senza amore? Oppure l’uno senza l’altro non può
sopravvivere?


Stella: La relazione di Lucas e Maya potrebbe essere in parte influenzata al fatto che lui non si
sente libero di amare chi desidera, per colpa della mentalità dell’epoca. Quindi Maya
potrebbe anche rappresentare uno scudo verso un mondo pieno di giudizio. Secondo te, se
avessi ambientato la storia ai giorni nostri e Lucas fosse libero (più o meno) di amare chi
vuole, andrebbe allo stesso modo?
Andra: Party Girl ha qualche legame con il film “Mean girls”? Cosa ne pensa del film?
Cosa l’ha spinta a scrivere un libro con una storia tanto prevedibile e meno originale come
“E sarà bello morire insieme” rispetto ad un libro fantastico come Party Girl? Cosa le ha
fatto capire che la scrittura sarebbe stata la via giusta da intraprendere per lei?


Elisa: In Party Girl ho trovato molto ben descritto l’ambiente del teatro. Aleksandra, che
solitamente è balbuziente, quando entra nella parte dimentica chi è: la voce non inciampa
più perché non è più la sua, è quella di Lady Hester. Tu credi che il teatro, la scrittura, la
pittura, o qualsiasi altra forma d’arte abbiano un qualche potere catartico? Credi che possano
aiutarci a lasciare andare le esperienze e i sentimenti che ci pesano? Oppure semplicemente
ci serve un posto da poter chiamare “casa”?
Alessia: Alexandra è un personaggio complesso, che compie scelte forti e spesso scivolose. Come
autrice, qual è stata la sfida più grande nel mantenere il lettore costantemente empatico nei
suoi confronti, evitando che subentrasse il giudizio per le sue decisioni più estreme?


Cloda: Alexandra cerca l’amore e l’accettazione in un mondo estremo, quasi come se stesse
recitando un copione per capire chi è. Quanto del suo percorso è una ricerca della propria
identità rispetto al bisogno di appartenere a un gruppo?
Cioccolata Party – Cioccolata Break!





Mia: Il romanzo Party girl è stato tolto dal mercato poco dopo la sua pubblicazione. Secondo lei
dietro questa scelta c’è una motivazione più profonda, magari quella di non voler rendere
accessibile ai giovani lettori questa tipologia di argomenti? Pensa che ad oggi il pensiero su
argomenti “tabù” si sia evoluto rispetto al tempo della prima pubblicazione oppure c’è
ancora difficoltà nell’accettare di far leggere determinati contenuti ai giovani? All’estero ha
avuto dei riconoscimenti, quindi fuori dall’Italia le cose vanno diversamente?
Autopubblicazione perché?


Cristina: Pensando ai due libri che ho letto, un tema che mi viene in mente è quello della libertà in
relazione ai contesti di “branco” per cui ho formulato questa domanda: Nei suoi romanzi la
libertà sembra avere sempre un prezzo altissimo, in che modo il legame con il proprio
‘branco’ — che sia una famiglia mafiosa o un circolo sociale corrotto — smette di essere una
protezione e diventa una prigione da cui i ragazzi possono uscire solo attraverso scelte
estreme?
Elisa D. : Perché in Cris, E sarà bello morire insieme e Kiss me non c’è mai un sostegno dei genitori
per amore dei figli?


Chiara: Il nome Cris è molto lontano da Lorenzo, c’è un motivo particolare legato alla realtà?
Qualcuno che conosce o ha incontrato? O semplicemente le piaceva?
Alberto: Ho avuto l’impressione che il caos nel libro non sia un incidente, ma quasi una necessità.
Come se Lorenzo dovesse distruggere la versione di sé costruita dagli adulti prima ancora di
capire chi vuole essere. Secondo te questo romanzo vede il caos come pericolo o come
passaggio obbligatorio?

Alberto: Una cosa che mi ha colpito nel libro è il modo in cui il corpo non viene visto solo come
qualcosa di fisico, ma quasi come un linguaggio. Lorenzo cambia il modo di vestirsi, di
muoversi e di stare con gli altri, ed è come se attraverso il corpo cercasse di dire cose che a
parole non riesce a spiegare. Mi ha fatto pensare a quando, soprattutto durante
l’adolescenza, il corpo diventi il primo modo con cui gli altri ci leggono e ci giudicano. In
realtà sembra che Lorenzo non cambi solo perché vuole essere diverso, ma perché sente che
la versione di sé che gli altri conoscono non lo rappresenta più. Mi ha fatto pensare a quanto
possa essere difficile quando gli altri continuano a vederti come eri prima, anche se dentro
sei già cambiato. È una cosa che secondo me succede anche a scuola: a volte ti viene
richiesto di avere un atteggiamento “da adulto”, responsabile e maturo, però poi in cambio
vieni ancora trattato come un bambino. Secondo te è più difficile cambiare davvero o far
accettare agli altri il proprio cambiamento?


Elisa: Soprattutto in Party Girl e in Cris ci sono ragazzi e ragazze che cominciano per la prima
volta a relazionarsi con il proprio corpo: Cris scopre che il suo corpo può essere uno
strumento per guadagnare, Aleksandra scopre che può lasciare che il suo corpo la guidi
senza nasconderlo. Mi veniva in mente quindi, come nell’editoria di oggi stiano spopolando
romanzi che trattano la sessualità in modo semplice, con una scrittura frettolosa e
superficiale; ma che fanno soldi a palate proprio grazie a questa. Tantissimi ragazzini e
soprattutto ragazzine vanno quindi a comprare questi libri e si fanno un’idea della sessualità
distorta o semplicistica: secondo te, quanto c’è bisogno di una letteratura per ragazzi che
affronti la sessualità da molteplici punti di vista? Questa fame di romanzi che parlano di
“amore” è guidata da un desiderio di crescere e scoprire il proprio corpo oppure
semplicemente dalla commercializzazione dell’amore stesso?
Angela: Perché il finale aperto in Cris?












Grazie a Manuela Salvi per la sua disponibilità, simpatia e profondità di pensiero e grazie a tutti coloro che sono intervenuti e intervenute!

Manuela Salvi ha lavorato per le principali case editrici tra cui Arnoldo Mondadori Editore, Piemme e Giunti. I suoi libri sono stati tradotti in Francia, Spagna, Germania e Inghilterra. Nel 2012 ha fondato l’ICWA (Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi). Il suo romanzo YA Girl Detached (Party girl) è stato nelle candidature per la Carnegie Medal del 2017. Ha conseguito un dottorato in letteratura per ragazzi presso la Roehampton University di Londra nel 2020. Dal 2012 è responsabile editoriale del progetto nazionale “Scrittori di Classe” di Conad. Oltre all’attività di scrittrice, svolge anche attività di traduttrice per le principali case editrici italiane. Ha inoltre pubblicato il manuale tecnico Scrivere libri per ragazzi (2010), considerato un testo di riferimento nel settore. In un’intervista del 2016, la Salvi ha dichiarato di considerare la scrittura per ragazzi non solo come attività letteraria, ma anche come forma di impegno culturale contro ogni forma di censura e discriminazione.


Grazie a Anna Malgarise, a Irene Canzan e alle ragazze e ai ragazzi del Servizio civile della biblioteca civica di Verona
L’evento è stato organizzato dalla coordinatrice dei gruppi di lettura Giuliana Facchini
(Foto di Stefano Santini)




































































































































































