Leggere Ribelle a Mare di Libri 2025

Festival e dintorni
SI PARTE!
SI LEGGE E POI SI ARRIVA!
BREVE RIPASSO PRIMA DEL NOSTRO EVENTO

Ogni oggetto corrispondeva a una domanda, ogni domanda aveva un suo oggetto simbolico.

Alle autrici è stato chiesto a turno di sceglierne uno da una sacca di tela

Il primo oggetto estratto è estato un TELEFONO – La domanda di Elisa è per Francesca Torre

Questo telefono che hai tirato fuori dalla scatola spesso dagli adulti è considerata la causa di tutti i pensieri e sentimenti negativi che i ragazzi provano. Penso che molti di noi giovani si ritrovino nella situazione di Tea, che si sente sempre costretta ad essere iper-performante per essere considerata “degna” dell’affetto che riceve, ma anche di Viola, che si chiede “Che senso ha dormire a pancia in su, con le spalle coperte, quando i mostri sotto al letto sono diventati i mostri dentro di te?”. La colpa di questi pensieri viene spesso attribuita appunto ai social, che secondo alcuni adulti danno ai ragazzi una percezione distorta della vita vera: è davvero così? Sono i social che hanno reso questa generazione apparentemente più ingabbiata nei propri pensieri?

Il secondo oggetto estratto è stato una RADICE – La domanda di Cristina è ancora per Francesca Torre

Che ruolo ha il colore verde nel percorso emotivo delle protagoniste, e come cambia il suo significato nel corso della narrazione?

Perché la radice? Il legame tra natura e adolescenza in “L’età verde” può essere rappresentato simbolicamente da una radice. La radice, a differenza del tronco o delle foglie, cresce nascosta, sotto terra: è invisibile, ma fondamentale. Allo stesso modo, nell’adolescenza, le trasformazioni più importanti avvengono all’interno, spesso lontano dagli sguardi esterni. La radice rappresenta anche il legame con la terra, con la natura, un legame che i protagonisti del libro cercano per ritrovare un contatto autentico con sé stessi. È inoltre simbolo di identità complessa, intrecciata, difficile da districare, proprio come le emozioni, i pensieri, le contraddizioni dell’età verde.

In risonanza con L’età verde è il film Into the Wild di Sean Penn. Anche qui troviamo un giovane che sceglie di allontanarsi dalla società per cercare sé stesso nella natura. Il desiderio di fuga è simile: sia nel graphic novel che nel film, i protagonisti percepiscono il mondo degli adulti come troppo artificiale, soffocante, e sentono il bisogno di rompere con esso. Ma la natura non è solo un rifugio: è anche una sfida, un luogo dove confrontarsi con la propria solitudine e libertà. E in entrambi i casi, la vera scoperta non è geografica, ma interiore. I protagonisti non trovano risposte pronte, ma imparano ad ascoltarsi, a comprendere che la crescita più autentica avviene dentro di sé.

Il terzo oggetto estratto è stato una POESIALa domanda di Sofia è per Francesca Piccozzi

La poesia di Sofia Gatta, originale, scritta da lei, è stata letta da Alberto e la domanda di Sofia è stata:

Perché i giovani non chiedono aiuto quando stanno male, si fanno del male e non parlano apertamente di quello che provano?

Il quarto oggetto estratto è stato una CORDA – La domanda di Ioana è per Francesca Piccozzi

Noemi, la protagonista del secondo capitolo, si confronta con la ricaduta di un disturbo alimentare proprio in un momento di apparente felicità. Come viene mostrato (si mostra?) il legame tra successo e controllo, e cosa ci insegna sull’illusione della guarigione come “fine del dolore”?

Un collegamento: “Tutto chiede salvezza” – Daniele Mencarelli

Il protagonista, come Noemi, attraversa una crisi interiore dietro una facciata “normale”. Entrambe le opere parlano di come il dolore non sparisca, ma cambi forma e vada ascoltato.

La corda indica oscillazione.

Il quinto oggetto estratto è un FIORE con un PETALO COLORATO La domanda di Mia è per Torre

Tea e Viola vivono un percorso di crescita fatto di domande, fragilità e ricerca di identità. In Il cavaliere inesistente, di Italo Calvino, Agilulfo rappresenta invece un’identità rigida, costruita su regole e doveri. Secondo te, quanto è importante oggi per i giovani imparare a convivere con le proprie imperfezioni, anziché inseguire un ideale irraggiungibile come fa Agilulfo?

collegamenti: come il film Lady Bird di Greta Gerwing racconta del conflitto con se stessi e con le aspettative, anche il fiore con un petalo di colore diverso esprime tutta la bellezza dell’imperfezione.

Il sesto oggetto estratto è stato una COPIA DEL PICCOLO PRINCIPE – La domanda di Alberto è per Francesca Piccozzi

Nel libro si parla di una solitudine profonda, che i personaggi vivono nel loro percorso. Spesso stare da soli con se stessi è difficile, ma tu la descrivi come qualcosa di importante. Secondo te, qual è il legame tra questa solitudine e la crescita personale? Pensi che imparare a stare bene da soli, possa diventare una vera forza e non una debolezza?

Questa riflessione ci porta a una frase molto nota di Antoine de Saint-Exupéry: L’essenziale è invisibile agli occhi. Collegamenti: Sound of Silence di Simon & Garfunkel

In ultimo è Victoria a consegnare a Francesca Piccozzi e Francesca Torre uno SPECCHIO

In che modo pensate che la letteratura possa svolgere un ruolo importante nella rappresentazione e nella comprensione dei disturbi mentali, permettendo ai lettori di accedere a esperienze e prospettive diverse e di sviluppare una maggiore empatia e consapevolezza? Pensate che la letteratura possa influenzare la percezione pubblica dei disturbi mentali, contribuendo a ridurre lo stigma e a promuovere una maggiore comprensione e accettazione?

Lo specchio, simbolo di riflessione e introspezione, rappresenta la capacità della letteratura di riflettere le esperienze e le prospettive delle persone che vivono con disturbi mentali, offrendo ai lettori una possibilità di riflettere e comprendere meglio queste esperienze. Attraverso la letteratura, possiamo vedere noi stessi e gli altri in modo diverso, promuovendo una maggiore comprensione e accettazione. In questo senso, la letteratura può aiutare a rompere gli stereotipi e le stigmatizzazioni associate ai disturbi mentali, offrendo una rappresentazione più realistica e rispettosa delle persone che li vivono, e contribuendo a creare una società più empatica e inclusiva.

Ultimissima domanda di Elisa… per Francesca Torre!

Mi ha colpito molto l’ossessione quasi maniacale che prova Cael per i suoi risultati scolastici, per questo nella scatola hai/avresti pescato una verifica con un 7. Cael nel libro di Francesca è un ragazzino molto performante a livello scolastico, che prova ansia molto forte nel ricevere un sette all’interrogazione. Questa preoccupazione eccessiva nasconde in realtà una paura per la sicurezza dei propri genitori, che non hanno mai confidato a Cael il vero motivo per cui si sono trasferiti in Italia dall’Irlanda. L’ansia legata ai voti scolastici ha sempre un secondo motivo dietro come nel caso di Cael? Oppure l’attaccamento all’iperperformance è legato a una concatenazione di pensieri che dice “se non prendi X voto non sei degno/a di affetto”? E ancora, come mai questa tipologia di ansia viene riscontrata soprattutto nelle ragazze? Potrebbe avere a che fare con il fatto che il genere femminile si sente in “dovere” di faticare il doppio per essere riconosciuta come “brava”, mentre un ragazzo verrebbe riconosciuto tale senza troppo sforzo?

ALBERTO LR È TRA I 10 GIURATI DEL PREMIO MARE DI LIBRI
CON ELISABETTA LA NOSTRA EDUCATRICE SPECIALE e NELLE RETROVIE ANNA MALGARISE GUEST STAR LR!
CON GIULIANA LA NOSTRA TERRIBILE COORDINATRICE 😉

Grazie a FRANCESCA TORRE e FRANCESCA PICCOZZI e grazie a MARE DI LIBRI per averci dato la possibilità di vivere questa esperienza speciale e di stare due giorni interi nel suo bellissimo mare di eventi e libri!

A RIMINI CI SONO GELATERIE BUONISSIME!

TUTTE LE ALTRE DOMANDE

Stella: Come mai ha deciso di rappresentare la malattia di Viola con delle ali verdi? Hanno un particolare significato?

Ioana : Il fumetto mostra che anche chi apparentemente “sta bene” può vivere un dolore invisibile. In che modo il linguaggio del corpo (attacchi di panico, disturbi alimentari, autolesionismo) e diventa una forma di comunicazione alternativa?

Collegamento: “Il corpo non dimentica” – V. Van der Kolk  Come nel graphic novel, il libro mostra che il corpo trattiene traumi, emozioni e dolori mai elaborati. II corpo parla, anche quando la mente tace.

Alberto: Nel libro l’adolescenza è raccontata in modo autentico, soprattutto nei momenti difficili. Secondo te, oggi essere adolescenti è diventato più complicato rispetto al passato? E se sì, cosa pensi che lo renda così?

Collegamento, un quadro: L’urlo di Edward Munch

Mia: Ti è mai capitato, nella tua pratica clinica, di sentire il peso emotivo nell’entrare in contatto con la sofferenza emotiva dei tuoi pazienti? Come riesci a restare presente e coinvolta, senza però farti travolgere da ciò che ascolti ogni giorno?

collegamenti: Good will hunting

Il rapporto tra lo psicologo Sean Maguire e Will è un esempio di come un terapeuta possa restare umano e partecipe, pur tenendo saldo il proprio ruolo.

Victoria: In che modo credi che la costruzione di relazioni significative e supportive possa influenzare positivamente la salute mentale di una persona, e pensi che le persone possano lavorare per creare e mantenere queste connessioni in modo sano e autentico?

Cristina: Nel suo graphic novel la linea tra realtà e percezione è volutamente sfumata. Come ha lavorato per far vivere al lettore questa ambiguità permettendogli comunque di entrare in forte empatia con i personaggi senza estraniarsi dal graphic novel? A me ha dato l’idea di una porta socchiusa. La porta socchiusa rappresenta la transizione: tra il visibile e l’invisibile, tra la realtà concreta e quella interiore, tra ciò che si conosce e ciò che resta da scoprire. È anche simbolo di ambiguità: non è né aperta né chiusa, proprio come lo stato emotivo della protagonista, che si muove in una zona incerta, fatta di domande irrisolte e percezioni alterate.

Elisa: Avete/avreste tirato fuori dalla scatola una catena: per questa domanda vorrei collegarmi ad una frase di Viola ne “L’età verde” che recita “ L’amore degli altri mi sembra una gabbia”. L’animo di Viola sembra cercare disperatamente l’amore degli altri; ma esteriormente la ragazza rigetta l’amore che le viene offerto. A cosa è dovuta questa duplicità di sentimenti che la porta a desiderare l’affetto ma anche ad averne quasi paura? Potrebbe essere che alla fine l’unica cosa che ci smuove da questo stallo non è il ricevere amore ma donarlo?

Cristina: È possibile riconoscere “Perché sei qui” come un libro in cui si cerca un senso alla propria identità tramite il confronto con gli altri? Per citare Mareacash, un cantate in voga tra i giovani, egli nella sua canzone “Dubbi” dice “che paradosso no che io per essere me stesso sia costretto ad andare dove non mi riconosco”, si trova in accordo con questa affermazione?

Victoria: Oggetto simbolico sarebbe stato: Una luce. La luce rappresenta la speranza e la guarigione. Come pensi che la terapia possa aiutare le persone a superare le difficoltà emotive e a trovare un nuovo senso di speranza e di scopo nella vita, specialmente quando si sentono sopraffatte dall’ansia o dalla depressione?

Collegamento: Il film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (2004) di Michel Gondry, che parla della complessità delle relazioni e della memoria umana

Alberto: Il tema del “perdersi” è centrale nel libro, esso viene quasi descritto come un passaggio fondamentale per “ritrovarsi” ti trovi d’accordo con questa interpretazione?

L’oggetto sarebbe stato: una bussola; film: Inside out

Ioana: Nel percorso di Cael, l’ansia si manifesta come un allarme che suona senza preavviso. Cosa ci dice questa rappresentazione sul modo in cui viviamo il disagio emotivo nella società contemporanea?

Collegamento: “Breathe Me”- Sia -> Il brano mette a nudo una fragilità profonda e silenziosa, che esplode solo quando ormai è troppo tardi. Come nel fumetto, anche qui si chiede disperatamente: “Aiutami.”

Alberto: All’interno della storia, il rapporto tra Tea e Viola viene descritto come intenso e incostante, pieno di affetto ma anche di incomprensioni. Cosa volevi trasmettere con questa amicizia così complicata?

oggetto: elastico canzone: Changes, tupac

Ioana: Nel fumetto, la terapia non viene rappresentata come una soluzione magica, ma come uno spazio in cui si impara a convivere con se stessi e con le proprie fragilità. Qual è, secondo te, il messaggio più profondo che il romanzo vuole trasmettere sull’idea di salute mentale?

Collegamento: “Inside Out” ⁃ Pixar

⁃ Entrambe le opere ci insegnano che la salute mentale non è “essere sempre felici”, ma dare un posto anche alla tristezza, alla rabbia, al dubbio. È integrazione, non cancellazione.

Curando gli altri si cura sé stessi

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Dall’anoressia si può guarire? Questo l’interrogativo che ci pone Benedetta Bonfiglioli nel suo romanzo Incorporea. Una storia allo stesso tempo mordace, impalpabile ed equilibrata. Un libro che parla di solitudine, ossessione e cura.

Jude ama l’estate: la spiaggia affollata, il caldo opprimente, l’ombrellone logorato, i tavolini traballanti del bar… tutto d’estate appare più colorato, più vivo, più facile. L’estate porta con sé l’amicizia; perché Jenny è sempre lì. Alle feste, al bar, in piscina. Jenny e Jude che corrono cinque chilometri sulla sabbia, Jenny e Jude che fanno shopping al centro commerciale, Jenny e Jude che contano le calorie. Insieme, sempre insieme.

Poi l’estate finisce, e ritorna la monotonia: il grigio della nebbia, il colore scuro dei cappotti, la pelle pallida che riaffiora ricordando che l’estate è una bugia. E Jude torna in città. Dove è tutto sempre lo stesso, e lei però è cambiata. Non le bastano i voti mediocri a scuola, non le basta il cinquanta sulla bilancia, non le basta neanche l’affetto della mamma.

Jude allora comincia a correre la mattina. Cinque chilometri. Poi dieci, per arrivare più tardi a casa, bere il caffè nero e scappare via.

Jude comincia a tagliarsi una mela. Ventiquattro cubetti, tutti uguali. Mezza a colazione, mezza a pranzo. Mai di più.

Jude comincia a studiare, studiare, studiare. Ogni ora, ogni minuto. Sempre. Studia per non pensare a nulla.

Dentro la testa di Jude compare un pallottoliere che conta, aggiunge, sottrae, moltiplica, impazzisce. Davanti a tutti questi numeri Jude quasi perde le parole.

Il lettore è trascinato lentamente insieme a Jude in questa spirale di vuoto, ghermito dal lembo delle proprie paure. E allora quando Jude tocca il fondo lo tocchi anche tu, ma non lo sai. Perché non ti accorgi che tutto è precipitato finché ci sei dentro con lei.

La vita che non è più vita però si ripopola. L’inchiostro fa sbucare tra le pagine Casa Domani. E dentro Casa Domani ci sono il dottor P., Nani, Nausicaa, Michelle, Meri, Sara e Nico. E un suonatore di tromba della porta accanto, il primo che comprende Jude, che lenisce il suo dolore con note strazianti, allegre e sognatrici.

Piano piano il lettore comprende che no, non si può guarire. Non si guarisce mai completamente. Però si può curare. Si può curare gli altri, si può curare una pianta, un quadro, un quaderno. Ed è curando gli altri che si cura sé stessi, perché solo il confronto con l’altro apre la porta per illuminare le nostre stanze buie.

Attraverso un flusso di coscienza delicato e una storia semplice ma ben articolata, Bonfiglioli conduce per mano il lettore; che si ritrova come nel mare, con la testa sott’acqua. A volte si culla nel sentire ovattato e nei rumori della spiaggia lontani. A volte si sente mancare il respiro, sembra annegare. Ma il mare è sempre lì, come un bozzolo di sale che non si scrosta più.

Wiki<3

Holly Bourne chiede ad alta voce una società di donne grandi, grosse, imponenti.

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

“Se non sono allegra e magra, silenziosa e carina, valgo qualcosa? […] Mi sto uccidendo, ma non credo mi stia per nulla aiutando ad essere piccola”

Queste le parole di “Small” (Lauren Spencer Smith), una canzone che si potrebbe definire un lamento ai mostri che ghermiscono ormai ogni ragazza, ogni donna che sia stata sottoposta alla cultura del corpo conforme. Holly Bourne nel suo romanzo “Saresti così bella” sviscera in maniera magistrale le motivazioni che stanno dietro alla ricerca del corpo magro, del viso perfetto, dei capelli ordinati, dell’outfit alla moda.

Joni e Belle sono completamente agli antipodi: una è stata educata a rifiutare la Dottrina, un insieme di regole poste a migliorare la donna e la società; l’altra impegnata nello sforzo titanico di rimanere Bellissima e a seguire accuratamente la Dottrina, tanto farlo o non farlo è una “sua libera scelta”. Andando a scuola, Belle incrocia di sfuggita Joni. Non si parlano, non si guardano, non si salutano. Finché Belle non viene avvicinata da un uomo che le offre un passaggio in macchina. Lei rifiuta, lui insiste, scende dalla macchina, la prende per la vita. Arriva Joni. Gli tira un calcio. Le dice: “Scappa”. Belle è intontita, non sa cosa fare. Sulle prime non ascolta Joni. “Corri, scappa”, le ripete. Obbediente quella corre, scappa, e Joni con lei. Ma Belle non corre veloce: ha i jeans troppo attillati, le scarpe troppo scomode. Una volta al sicuro, nascoste, Belle si dice che non doveva farlo. Ora il suo Look è guastato, tutto perché un uomo le ha fatto un complimento. “Non era un complimento”, replica Joni, “Era un insulto e una minaccia”. Arrivata a scuola, Belle dice a tutti che quell’uomo non ce l’ha fatta, non ha resistito. Lei era troppo Bella. Lui non si è potuto trattenere. Joni la avvicina: “Le tue scarpe”, le dice. “C’è un motivo se sono fatte così lo sai. Con quelle scarpe è impossibile camminare, o correre. Tu pensi che servano a renderti Bellissima. Ma in realtà servono a renderti debole”.

Perché in realtà è così. Perché in realtà il corpo conforme serve a renderti debole, inerme, manipolabile. Ecco perché mangiare diventa impossibile, perché se non conto le calorie non sarò mai magra. Se sei magra sei debole. Ecco perché un pomeriggio di shopping diventa una tortura, perché se non dimagrisco i vestiti non mi staranno mai. Se segui ciecamente la moda sei debole. Ecco perché un trucco sbavato diventa una crisi, perché se vedono i miei brufoli… Se sei mascherata sei debole. Ecco perché le scarpe diventano scomode, perché fanno male le scarpe col tacco ma mi fanno le gambe slanciate. Se soffri sei debole. E NON è una libera scelta. Se non hai un corpo conforme ti vengono negati l’amore, l’affetto, l’apprezzamento.

Questa costante ricerca di perfezione è utile quindi solo a farci sentire “small”, “piccole”. Perché una donna che si crede piccola non è più una donna: è un burattino nelle mani della società. Ed è per questo che “Saresti così bella” è così divinamente chirurgico, nel suo dissezionare le nostre paure inutili e infondate. Holly Bourne chiede ad alta voce una società di donne grandi, grosse, imponenti. Che si sentano e che si vedano per quello che sono, non per la maschera che si mettono addosso. Che non abbiano paura delle paure che la società infila loro addosso come tanti vestitini. Che imparino a stracciare queste paranoie, scoprendo che dietro a tutto questo c’è un bel tavolino rotondo pieno di uomini, che hanno deciso che tanto le donne è meglio tenerle distratte. E’ meglio tenerle buone, carine, sorridenti. E’ meglio tenerle deboli.

Wiki<3

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Un tè con Beatrice Masini

Festival e dintorni
Il saluto di Veronica Gasparini,
delegata alle politiche giovanili del Comune di Bussolengo
Finalista al Premio Campiello junior 2025
Beatrice Masini

Noi di Leggere Ribelle abbiamo letto Una casa fuori dal tempo e abbiamo invitato tutti i ragazzi e le ragazze che desideravano partecipare al nostro evento a unire le loro alle nostre curiosità!

Leggere Ribelle, LibriAperti Bookclub e Spazi LIBeRI

La prima sarebbe una domanda di rito: come è nata l’idea per Una casa fuori dal tempo? Ma noi non la faremo! Passiamo la parola a Alberto:
Nel romanzo emerge un forte richiamo alla leggenda di Persefone. Il libro è stato concepito fin dall’inizio attorno a questo mito, oppure l’idea di intrecciarlo alla storia è nata in un secondo momento, prendendo forma durante la scrittura?

Alberto: Pompei è un luogo intriso di memoria. Come ha dato vita al suo passato senza limitarsi ad una semplice
ricostruzione storica?

C’è un autore o un libro che ha influenzato la scrittura di questa storia?

Ioana: Spesso i luoghi nelle sue storie sembrano avere una dimensione quasi mitica o spirituale. Crede che i luoghi possano davvero essere “custodi” delle nostre storie e dei nostri segreti, o è più una suggestione letteraria?

Mia: Nel romanzo, la casa sembra incarnare un personaggio a sé stante, quasi un’entità viva che custodisce segreti e memorie. Come ha lavorato sull’idea della casa come simbolo e cosa rappresenta nel contesto della storia? Cosa, invece, significa per lei “casa”?

Il tema dello scavo archeologico può essere visto come una metafora della ricerca e della scoperta interiore?

Se dovesse descrivere il suo libro in tre parole, quali userebbe?
Cosa le piacerebbe che rimanesse al lettore una volta terminato il romanzo?

Se potesse dare un consiglio ai giovani lettori che si avvicinano a Una stanza fuori dal tempo, quale sarebbe?

Gaia (Spazi LIBeRI): Nella nostra esperienza con gruppi di lettura per adolescenti abbiamo incontrato anche ragazze e ragazzi abituati a leggere esclusivamente narrativa per adulti, classici, saggistica sempre per adulti, e da parte loro abbiamo riscontrato una maggiore fatica e resistenza nel confrontarsi con la narrativa YA. Volevamo chiederle come consiglia di affrontare queste situazioni, se spronarli alla lettura di libri per giovani adulti o lasciarli liberi di seguire i propri interessi, e cosa i libri per ragazzi e giovani adulti possono dare a questi lettori.

Il gruppo Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza,
ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI!
(Nella foto: Alberto, Alessandro, Ioana, Mia ed Elisabetta, manca Sofia, ma c’era!)
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini

Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza, ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI, i gruppi di lettura Libri Aperti BookClub della biblioteca di Sant’Ambrogio e Spazi LIBeRi delle biblioteche di Verona.

Grazie a Paolo e Daniela, i nostri bibliotecari, che ci hanno accolto e supportato!

Grazie a Stefano Santini per le bellissime foto!

Leggere Ribelle a Mare di Libri 2024

Festival e dintorni

Cristina:

Buongiorno a tutti e a tutte da noi di Leggere Ribelle e un caloroso benvenuto a Mare di Libri a Joana Estrela!

Del libro Pardalita abbiamo particolarmente apprezzato la scelta di narrare tramite delle figure la storia raccontata. Si tratta di una storia di per sé abbastanza comune dove si parla dell’età adolescenziale, della scoperta di se stessi e delle relazioni col mondo esterno. La particolarità di questo libro sta proprio nella sua forza comunicativa: qui la potenza narrativa incontra il linguaggio del disegno e amplifica l’immagine del fumetto e l’impatto che esso ha su chi legge.

Pardalita poi è anche un libro poetico, intimo. L’intimità che si instaura con i personaggi è data soprattutto dalle immagini che come uno zoom possono accendere il focus su piccoli dettagli rappresentando scene specifiche. Dunque si ha uno sguardo ampio suggerito da immagini a campo largo, ma si ha anche un’inquadratura più dettagliata.

1) Come è nata l’idea di scrivere questa storia? C’è qualcosa di autobiografico?

Alberto legge l’incipit di Pardalita

Victoria:

2) In determinate pagine abbiamo visto come ritorni l’immagine del passerotto. Catullo all’interno del Liber dà uno pseudonimo alla sua amata Clodia chiamandola Lesbia, notando la somiglianza tra il nome dell’amata di Catullo e Pardalita ci siamo chiesti: perché scegliere una sorta di pseudonimo per la ragazza? E perché un passerotto?

3) Una delle parti che ci hanno colpito maggiormente è legata a queste immagini sul corso di teatro. Abbiamo tre domande per lei che le poniamo insieme perché si completano tra loro unendo la vita vera, la storia e il disegno.

          Alberto: confrontandoci con qualcuno che tra noi fa teatro, abbiamo notato che le pagine dedicate a esso sembrano disegnate da chi ha avuto esperienza in questo ambito. Che rapporto ha con il teatro e la recitazione?

            Mia: all’interno della graphic novel il teatro viene utilizzato come mezzo/luogo per far conoscere Pardalita alla protagonista: come mai?

             Victoria: Ci siamo sorpresi davanti alla forza di queste pagine legate al teatro, soprattutto la   scelta del disegno, infatti i corpi passano da avere una forma concreta a delle semplici linee astratte, portandoci a domandare perché usare delle linee astratte per mostrarci il movimento?

4) Una metafora molto interessante è, poi, quella dei verbi irregolari inglesi.

Cristina: Essi vanno come a creare un perfetto connubio tra il caos che regna nella mente della protagonista in una fase di cambiamento e la regolarità di questo scombussolamento che – soprattutto negli adolescenti- rappresenta la normalità. Un’ idea bizzarra e azzeccata allo stesso tempo.

– Ioana cut, cut, cut – Forgive, forgave, forgiven – Speak, spoke, spoken. – Wake, woke, woken. – Sleep, slept, slept. – Choose, chose, chosen. – Tell, told, told. – hurt, hurt, hurt. – learn, learnt, learnt. – say, said, said. – Eat, ate, eaten. – Send,sent, sent. – Think, thought, thought.

Ci è piaciuta l’idea, e serve anche per ripassare!

Ioana:

5)Quando Miguel abbandona la scena arriva Pardalita, Pardalita va a sostituire Miguel? L’uno non significa quasi nulla, l’altra tanto.

Marta:

6) L’esperienza vissuta dalla protagonista sulla scoperta della propria sessualità, innamorandosi di Pardalita è autentica ed emotivamente toccante. Va a scoprire anche un aspetto della propria identità. Tutto è rappresentato in maniera molto leggera e delicata nonostante sia molto importante.

I vari riferimenti che vengono fatti alle problematiche contemporanee sono una denuncia sociale?

Ioana:

7) Questa è la poesia che si intitola Adattamento di Alcmane di Sophia de Mello Breyner che la protagonista recita per l’audizione per il corso di teatro. Perché questa scelta?

8) Mia: All’inizio del libro la canzone di sottofondo di uno spot pubblicitario in televisione è She’s like a rainbow dei Rolling Stones. Non la ritroviamo solo in questa occasione, infatti successivamente utilizza il verso she’s like a rainbow per sottolineare la diversità dei colori dei vestiti indossati da Pardalita.  Ha, quindi, un rapporto speciale con la canzone?

9) Cristina: Il mondo dei fumetti e dei libri illustrati è ancora molto sottovalutato e spesso non gli viene data l’attenzione che merita. A me personalmente è spesso successo di assistere a episodi in cui libri che ritenevo molto validi non sono stati onorati a dovere poiché illustrati e dunque non ritenuto libri “veri e propri”; le è mai capitato di venire sminuita nel mondo della narrativa per ragazzi?

10) Victoria: Ci hanno colpiti i vari riferimenti legati all’acqua, e ci siamo chiesti perché l’acqua? Sembra quasi che l’acqua prenda un significato di percorso di vita, addirittura quello della vita stessa della protagonista.

11) Ioana: Ragionando, abbiamo notato che all’interno del libro due animali spiccano sugli altri, il passerotto (Pardalita) e il gatto, notando come i due vengano sempre associati come opposti e rivali. La scelta fatta è stata voluta o casuale? 

12) Cristina: Ci sono autori, autrici, romanzi o film che l’hanno ispirata a scrivere questo graphic novel?

13) Victoria: Come è cambiata la sua vita professionale dopo Pardalita?

Victoria: Con questa immagine potente chiudiamo, lasciando la curiosità che genera questa battuta finale, ringraziamo tutti e tutte voi e in particolare la traduttrice e Joana Estrela.

Grazie a Mare di Libri per averci dato questa bellissima opportunità!

GRAZIE!

GLI ALTRI BELLISSIMI INCONTRI A CUI ABBIAMO PARTECIPATO

VICTORIA TRA I GIURATI FORTI LETTORI DEL PREMIO

e adesso qualche scatto sparpagliato Leggere ribelle…

IL VIAGGIO
L’ARRIVO
PRONTE E PRONTO
PRANZO AL SACCO
ANDANDO DA UN EVENTO ALL’ALTRO
LETTRICI SERIE E PACATE
COLAZIONE
ABBIOCCO PRIMA DELL’ULTIMO EVENTO

GRAZIE A MARE DI LIBRI, AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE DEGLI ALTRI GRUPPI DI LETTURA, AGLI AUTORI E ALLE AUTRICI PRESENTI E A TUTTI QUELLI E QUELLE DELLEO STAFF!

ALLA PROSSIMA, RIMINI!

Quando tutto brucia

Festival e dintorni

Intervista e riflessioni con Catia Proietti

È interessante come in questo romanzo, nonostante ci siano tanti protagonisti, anche molto diversi tra loro per età, interessi o priorità, non si percepisca tra le righe il giudizio nei confronti di quei comportamenti che un occhio critico e oggettivo definirebbe scorretti. Parliamo di Andrea come di Zaril, ma anche del rapporto tra Celeste e Martina che si esprime in dialoghi brevi e accesi fondati su incomprensioni. Spesso le azioni dei sei ragazzi sono mosse da un qualcosa che non capiscono nemmeno loro, oppure non hanno nemmeno un perché. Il capitolo 19 del libro si intitola “Tutte le storie ne raccontano una”: ogni personaggio, con il proprio punto di vista, le proprie paure e i propri obiettivi contribuisce a tessere un pezzo della vicenda. Tutti gli arazzi, però, iniziano da un unico filo… chi è il primo filo di questa storia? C’è un personaggio che è stato pensato per primo, da cui poi sono scaturiti tutti gli altri?

Emma

Nel romanzo si vede come la vita difficile che vivono i protagonisti adolescenti li cambia. Le loro lotte e le loro esperienze li rendono diversi da come sarebbero potuti essere se avessero avuto una vita più facile. Per capire meglio i personaggi è stato importante guardare a come l’esclusione sociale e le difficoltà li influenzino.

Alberto

Un elemento che ho trovato particolarmente interessante è stato il personaggio di Andrea. Nel suo romanzo non lo dipinge solo come un personaggio crudele, rendendo la sua persona equivalente alle sue azioni; ma invece apre al lettore uno squarcio della sua interiorità, anche attraverso il suo legame col nonno. Le azioni di Andrea non vengono “giustificate”, come spesso si usa fare: per esempio, l’azione criminale di un ragazzo viene giustificata dall’ aver subito un contesto scolastico o familiare inadatto. Andrea invece è un personaggio che non si può incasellare in una giustificazione, ma semplicemente è come è, e fa ciò che fa senza neanche saperne il perché.

Cercando di non fare spoiler, vorrei discutere con lei del futuro che i ragazzi delle scuole vecchie decidono di intraprendere: Malik per esempio sa esattamente che cosa vuole e come realizzare questo suo sogno di diventare un regista cinematografico. Mattia invece, considerato lo scansafatiche del gruppo, attraverso un incontro casuale si ritroverà d’improvviso su una strada che sembra fatta apposta per lui. Zaril inoltre, a un certo punto del libro, impara a dare importanza al lavoro dei propri genitori, dei fruttivendoli. Martina, che sta vivendo la quinta superiore, si trova davanti a un mare di scelte e nessuna possibilità concreta. Spesso ai giovani viene detto che c’è un solo modo per capire qual è la propria passione e la propria strada nella vita. Ma è davvero così? Oppure ognuno ha il suo modo personale di scoprire la sua strada? E se è così, c’è la possibilità che non la si scopra mai?

Il romanzo  “rompe” lo schema del classico/a protagonista attorno al quale gira una storia. Nonostante i protagonisti siano Martina, Malik, Mattia e Zaril; nel libro si può evidentemente percepire una narrazione che non è corale, ma quasi comunitaria, come se la voce stessa di Rebibbia, attraverso i suoi abitanti, avesse deciso di raccontare questa storia. In personaggi come Celeste, Carola, Simone… la storia prende vita non solo nelle menti dei protagonisti, ma raccontando anche la quotidianità di chi gli sta attorno.

Elisa

Per quanto gli adulti, nei libri young adult, solitamente siano trattati con distacco e quasi sempre risultino personaggi secondari, qui il lato emotivo dei personaggi adulti mi è sembrato più profondo e rispetto a quello dei ragazzi, che non mi ha colpito come quello dei genitori. Bello che sia riuscita a calarsi nei panni di cosi tanti personaggi, caratterizzati da sfaccettature completamente diverse l’una dall’altre, senza cadere nei cliché tra un personaggio e l’altro.

Victoria

Mi è piaciuto molto il fatto che man mano che la storia prosegue si scoprono nuovi e inaspettati personaggi che inizialmente fatichiamo ad associare a ciò che la storia già è, ma che grazie alla molto dettagliata descrizione dell’autrice (anche dal punto di vista del contesto) riusciamo poi a collocare. Bello che inizialmente i vari personaggi sembrano non avere niente a che fare tra loro ma che poi tutto si intrecci come un meccanismo perfetto. Le descrizioni dei luoghi, delle situazioni e la perfetta resa delle emozioni fanno pensare a un qualcosa di familiare già conosciuto anche perché il contesto è abbastanza specifico.

Sara

Nel suo libro, tra i tanti temi affrontati c’è stato quello del “mal di mondo”, ossia un sentimento di impotenza e disagio nei confronti delle ingiustizie sociali che prova in particolar modo il personaggio di Malick. Personalmente l’ho rivisto molto in noi ragazzi e nella nostra voglia di fare la differenza, ribellandoci al mal di mondo, soprattutto tramite manifestazioni oppure opere di sensibilizzazione contro le ingiustizie sociali. Nonostante ciò, in questo libro la situazione si capovolge: infatti qui sembrano essere i personaggi più adulti e anziani, come ad esempio i nonni di Malick, a reagire alla situazione di ingiustizia che si è creata dallo sgombero della fabbrica, mentre lui si distanzia dalla presa di posizione dei nonni. Cosa ne pensa dei movimenti e delle manifestazioni di giovani? Riuscirebbero a “sconfiggere” il mal di mondo?

Marta

Consiglierei questo romanzo a un adolescente perché dimostra come la vita sia imprevedibile e persone così diverse riescano a incastrarsi come un puzzle, come dolcezza e mal di mondo possano trovare equilibrio.

Mia

Molto probabilmente risulta scontato dirlo dato che non si tratta certo di un personaggio che passa inosservato. La cosa che però più mi ha colpita è stata entrare in empatia con Carola, non una donna qualsiasi: una madre. Solitamente quando leggo un libro difficilmente riesco a cogliere appieno il ruolo di un personaggio “grande”, è molto più semplice per me comprendere una figura giovanile, forse anche perché spesso mi permette di rivivere momenti e dinamiche che io in prima persona ho vissuto. Carola è invece una madre che ogni giorno deve fare i conti con la morte del figlio, morte a cui non si rassegna. Una donna che nutre speranze quasi “irreali” davanti a una situazione così tragica come la morte. Eppure -nonostante il forte distacco che c’è tra me e lei- Carola riesce a rendere tangibili ai miei occhi situazioni davanti alle quali non vorrei mai trovarmi. Lei è una madre e in quanto tale il suo primo pensiero è sempre il figlio (che mette davanti a ogni situazione, spesso anche dopo la sua morte cercando di mantenere vivo il suo ricordo) e allo stesso modo io, durante tutta la lettura del racconto, ho avuto un occhio di riguardo verso la sua condizione. Un po’ come se fosse lei stessa mia figlia e dovessi provvedere al suo benessere. Questo ritengo sia dovuto anche e soprattutto alla sua scrittura, mi chiedo dunque: nella fase di scrittura di un testo quanto, secondo lei, è possibile estremizzare un personaggio? Qual è quella linea di confine che separa “il troppo stroppia” da un “piccolo azzardo”?

Un tema del libro che mi ha impressionata è stato il tema del dolore. In particolare modo il dolore di Malik e quello di Martina. Carola mostra un dolore più evidente, Malik e Martina invece lo nascondono meglio. Con il tempo poi approfondendo meglio la conoscenza di questi personaggi, essi si metteranno a nudo. Malik è come un automa nella sua stessa vita, una presenza abituata a vivere nella sua ombra. Martina invece tramuta il suo dolore in sicurezza. Ciò che accomuna tutti i personaggi è però il fatto di aver instaurato una forte amicizia con quel dolore, tanto da non volerlo più lasciare andare: forse perché è più comodo lasciarsi coccolare dalla sofferenza, che accettare di aver sofferto e di dover continuare a vivere la propria vita da protagonisti. Martina, Malik e Carola dunque disimparano a soffrire dosando bene la quantità di dolore che si portano dietro.

Cristina

Grazie a Catia Proietti!

Sul profilo Instagram Leggere Ribelle la registrazione della diretta realizzata in occasione dell’incontro.

Personaggi di carta. Siamo davvero noi?

Festival e dintorni

Questo video racconta un confronto generazionale tra autore o autrice adulta e lettore o lettrice giovane che Leggere Ribelle ha voluto in una tavola rotonda virtuale.

Altri lettori o lettrici, oltre a noi, a volte non si ritrovano nei personaggi dei romanzi ya? Perché scegliere di raccontare ragazze e ragazzi? Quali personaggi interessano le o gli adolescenti? Quanto è importante conoscerle o conoscerli? Come si costruiscono i personaggi? Da dove arrivano? Solo vite drammatiche? E le scrittrici giovanissime che conoscono la propria generazione? Quanto conta l’esperienza adulta? E l’amore? La coralità? L’ironia?

Ecco alcune domande e dubbi che abbiamo rivolto a Emanuela Da Ros, Daniela Palumbo, Manuela Salvi e Alice Torreggiani, che ringraziamo molto per essersi messe a nostra disposizione con professionalità e gentilezza.

Buona visione da Leggere Ribelle!

Fai rumore

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Nove storie per osare. E’ questo il sottotitolo di Fai rumore, nuova graphic novel de Il Castoro. Ma cosa significa osare, per queste ragazze? Ragazze messe faccia a faccia con modelli da copertina, manipolazione, omofobia, bullismo e relazioni tossiche. Leggendo, quell’angoscia, quel disagio, quella solitudine mi sono penetrati nelle ossa. Le giovani donne, spesso anche senza nome, potrebbero essere ognuno di noi, quando provano a piegarci e noi rialziamo il capo, quando ci sentiamo fragili ma scegliamo di chiedere aiuto. 

Ogni racconto è caratterizzato da un proprio stile di scrittura e illustrazione, il che può mettere in confusione, ma simboleggia la diversità di queste storie, facendo comunque risaltare il filo rosso che le accomuna. Ho trovato questo particolare molto inusuale e originale. Nonostante i racconti siano molto brevi, quindi estremamente scorrevoli nella lettura, il vero punto di forza di questo libro è la sua versatilità a calarsi nelle vite di ognuno/a di noi. Anche tornare a casa da sole con il buio può diventare pericoloso e pieno di insidie. La violenza, psicologica e fisica, spesso si nasconde dietro un angolo, un volto amico, un video, una figura che dovrebbe essere un punto di riferimento e si rivela possessiva. Queste forme di violenza vanno combattute in ogni contesto, come le protagoniste provano a fare nel loro piccolo quotidiano. 

Articolo di Wiki <3
A cura di _Valeredazione
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